INtervista ad Aureliano Amadei, regista di “20 sigarette”

Posted on settembre 8, 2010. Filed under: Cinema | Tag:, , , , , , , |

Dedicato a chi non c’è più.  E a chi è “morto” e poi rinato.  Come Aureliano

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Lettera ad un Aquilano

Posted on giugno 28, 2010. Filed under: Della Materia dei Blog | Tag:, , , , , , , , , , , , , , , , , |

Questo post è una piccola “restituzione” dedicata a L’Aquila. Se mi mancano il potere e la posizione professionale per indagare su quanto sta accadendo nello scenario post terremoto, ho almeno l’ambizione di mettere le mie capacità di osservatrice e testimone a disposizione di quello che stanno vivendo.

Sarà poca cosa. Ma con queste righe vorrei ridare un po’ di giustizia a tante persone, a cui noi giornalisti per mesi abbiamo frugato in casa, tra le macerie della loro vita distrutta, senza preoccuparsi di ridare nulla in cambio. Neanche una testimonianza costante e veritiera.

Sono stata a L’Aquila, la settimana scorsa e ho visto un uomo che toccava gli angoli dei palazzi rimasti in piedi nel Corso Largo.
Un gesto tenero, silenzioso eppure così inconsueto se dedicato ad un pilastro di marmo.
E allora ho cominciato a pensare.
A pensare a chi non c’è più. Ma la morte di centinaia di persone dovrebbe a mio parere generare – in chi fa il mio mestiere – o un rispettoso silenzio, poiché insondabile nella sua enorme gravità, oppure far nascere domande a cui è doveroso che venga garantita una risposta in tempi accettabili.
A pensare a tutti quegli aquilani che in una manciata di secondi hanno perso la loro città, i loro luoghi e quindi tutti i ricordi attaccati a quelle pietre, a quegli angoli, a quei profumi e a quei colori che prima erano L’Aquila.
Tutte queste persone che, come noi di qualsiasi altra città italiana, si sentivano vivi e pensanti perché sapevano di essere dentro ad un flusso di identità fatto di cose, case e volti, che costituivano la loro città. Vicoli, edifici, corsi, strade, scorci che esistevano da secoli prima di loro, che erano una certezza, un passato ma soprattutto un presente su cui magari, con la superficialità tipica e laboriosa della routine, non si erano mai interrogati troppo.

L’hanno dovuto fare nel giro di una notte.
Una notte che ha polverizzato tutto ciò che di concreto, fisico, toccabile, ascoltabile c’era nelle loro esistenze di aquilani.
Tranne il cielo è crollato tutto. In tutte le direzioni. E nell’istante in cui sono crollate le “cose”, ovvero la materialità di cui era fatta la loro vita quotidiana, anche l’anima ha vacillato.
E allora lì è stato chiaro come il sole cosa significa perdere la propria città.
Significa perdere se stessi.
Perché siamo spirito ma anche carne e la vita passa anche attraverso le cose, che siano tue, che siano degli altri, che siano sempre state lì, proprio come una pietra. Toccare la porta di casa tua quando ci entri, abbracciare il tuo cuscino quando sei stanco, aprire gli scaffali della cucina quando hai fame o rovesciare gli armadi quando cerchi qualcosa. Fa parte di noi e delle nostre sicurezze girare l’angolo della via e ritrovarti nella solita strada, con quelle insegne che conosci a memoria e ti riempiono gli occhi sempre allo stesso modo, con le piccole imperfezioni del lastricato che si fanno sentire sotto la suola delle scarpe, con quelle distanze su cui hai imparato a scandire il tempo. Per non parlare del caffè preso sempre allo stesso posto, o della pizza mangiata sempre in quel ristorante, o la panchina su cui hai baciato quel ragazzo, la finestra di quell’appartamento in cui anni fa eri andato ad una festa, il cespuglio preferito del tuo cane, la tua palestra, il posticino dove trovavi sempre parcheggio, quell’incrocio malefico, il negozio sempre aperto alla fine della via, la sartoria, l’outlet con quei vestiti da urlo, i gioielli troppo belli di quella vetrina, la tua scuola elementare, l’asilo dei figli, la vecchia casa dell’amico di un amico… sensazioni, piccole certezze, a volte fastidi, che compongono le giornate cittadine di ognuno di noi e che prima del 6 aprile 2009 erano un’ovvietà anche per loro.

In una sola notte si sono trovati a perdere tutto ciò. Casa e città.
Una disgrazia gliele ha uccise nel giro di 30 secondi.
Sono diventati tutti orfani nello stesso momento, delle stesse cose. Ed è stato solo dolore. Quel dolore sordo, sottile e che non t’abbandona mai, tipico dei lutti. In cui puoi pure continuare a vivere, mangiare, anche ridere ma sai che qualcosa mancherà per sempre.

Questo era quello che intuivo di loro fino all’altro giorno. La passeggiata con Fabrizio, un aquilano gentile e appassionato della sua città, mi ha permesso di  progredire nella riflessione.
E allora ho pensato “oltre”, ho pensato che in quella stessa notte gli aquilani si sono trovati ad ereditare in un sol colpo la loro città senza essere avvisati.
Ce ne stiamo accorgendo.
Magari solo ora. Magari solo alcuni di noi ma ci stiamo accorgendo che sono diventati, loro malgrado, dal professionista al panettiere, dall’ultimo studente fuori corso alle “famiglie bene”, dall’immigrato disgraziato all’imprenditore annoiato, dagli adolescenti felici alle vecchiette ciarliere, gli unici depositari per il presente e per il futuro di quello che è stata L’Aquila.
Proprio come quando muoiono le persone (qualcuno diceva “non si sa dove vanno, ma si sa dove restano”), credo succeda così anche per le città.
L’Aquila è morta quella notte. Gli aquilano lo sanno. Non sono scemi, sanno che la loro città se n’è andata e non tornerà più come prima.

Però parlando con loro, che volentieri offrono il loro punto di vista (a chi ha davvero la bontà di saper ascoltare) ho scoperto che da qualche parte è rimasta.
Non è più nella solida certezza delle pietre che a 15 mesi di distanza giacciono ancora abbandonate, nude e senza un nome come piccoli cadaveri inanimati nelle vie così care ad ognuno di loro.
Non è più negli edifici puntellati fino all’inverosimile.
Non è più nelle loro case.
In poche parole non è più attorno a loro.
Se L’Aquila non è più “fuori” dai suoi abitanti continua però ad esistere “dentro”.
Come se morendo si fosse divisa in 70.000 pezzi e avesse scelto di affidare una piccola parte di se stessa ad ognuno dei propri abitanti. E ora ciascuno degli aquilani ne detiene un pezzo, singolarmente superfluo, ma fondamentale nell’insieme.
E da lì verosimilmente ripartirà, purchè a tutti loro, a tutti questi 70.000 pezzi dispersi venga data una possibilità di costruire, perché solo loroi posseggono l’idea della loro città.
Nessuno mette in discussione che la rinascita avverrà con le gru, con i soldi, con un’amministrazione onesta degli stessi ma L’Aquila del futuro non esisterà senza gli aquilani.
Ora comprendo pienamente rabbia e dissenso. In realtà erano già ovvi a livello razionale, mi mancava di toccarli con altri sensi e di possedere assieme a loro, per qualche momento, il senso e la portata di quello che  manca.

Trattati da vittime quando non lo sono. Trattati da poveracci a cui la città bisogna andargliela a ricostruire in casa con i loro bravi, infallibili, perfetti piani ingegneristici calati dall’alto di una teoria in cui i cittadini sono pedine di carne che riempiono posti letto e non persone con esigenze aggregative.
Stufi marci di essere nomadi per forza da 15 mesi, di non avere risposte, ma ancora più di non sapere a chi fare le domande, di essere prigionieri di burocrazie incomprensibili, di essere vittime di una produzione sistematica di incertezze che vi fa vivere con l’ansia, precari nell’animo, nella casa, nel lavoro, stufi di essere considerati vittime decerebrate di una tragedia, che non sanno come ricominciare una vita, incazzati di essere cancellati dai notiziari perché il loro disagio non fa più notizia, incazzati perché tutti, dai giornalisti alle istituzioni, si sono dimenticati che a loro, oltre al resto (che non c’è, altro che ricostruzione…), manca soprattutto una città.

Grazie infine agli aquilani che un sabato mattina qualsiasi, invece di stare con le loro famiglie, hanno scelto di parlare con una giornalista più straniera di altre,  per aver perso un paio d’ore del loro tempo a mostrarmi con orgoglio e passione la loro città che non c’è più. Grazie per avermi spiegato cos’era. Non è stato tempo perso. Non avete seminato al vento.
Forse pensavate di mostrarmi “la morte” di qualcosa.
Ma io, che prima del 19 giugno 2010 mai avevo visto L’Aquila, ho visto qualcosa di vivo. E mi sono portata a casa questa sensazione. Una vita che non era negli scheletri di pietra e acciaio attorno a noi, nei palazzi imbavagliati, in una città ingabbiata dalle transenne e vigilata dall’esercito, ma nelle loro parole, nei loro occhi.
L’Aquila ormai sono loro, gli aquilani.  A dispetto delle cazzuole e delle betoniere, solo loro potranno ricostruirla davvero.  Loro lo sanno da sempre. Adesso lo sappiamo anche noi.

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TESTIMONI DIGITALI SULL’ALTARE DEL WEB

Posted on aprile 9, 2010. Filed under: Arte | Tag:, , , , , , |

 Piccolo, spazio. Pubblicità.

Questa sera, all’interno del nostro magazine settimanale FATTI NOSTRI (a partire dalle ore 21.00 Telechiara) andrà in onda il mio speciale “Testimoni digitali sull’altare del web”.

Si tratta di un approfondimento di 16 minuti per indagare le nuove modalità di fruizione spirituale in epoca cross-mediale, dal Papa su YouTube, alle parrocchie su Facebook, dai funerali on line alle preghiere via web.

Un ringraziamento speciale va ai ragazzi di Radio ViGiova che mi hanno ospitato per una serata azll’insegna dei… giochi di ruolo!

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PARTE TRANSBALKANICA!

Posted on luglio 6, 2009. Filed under: Personaggi | Tag:, , , , , , , , |

 

ohrid_clement

Carissimi tutti,

vi segnalo che, a partire da questa sera (e poi di seguito ogni lunedì alle ore 21.30 per tutta l’estate) va in onda su Telechiara TRANSBALKANICA, il primo videomagazine transfrontaliero del Nordest, frutto di una serie di scambi culturali con le tv locali o nazionali dei paesi dell’ex Yugoslavia.

Si tratta del primo caso di coproduzione internazionale per una tv locale del Nordest, poiché il programma è stato realizzato da team multinazionali che hanno collaborato assieme a me, nei mesi scorsi, mettendo a disposizione le proprie attrezzature in loco e coinvolgendomi poi anche nello sviluppo tecnologico del progetto e nella fornitura di immagini del territorio.

Transbalkanica vuole raccontare ogni Paese balcanico con uno sguardo informale alle sue città, ai suoi cittadini, alle sue abitudini con particolare attenzione alla cultura, alla ricchezza artistica e alla valorizzazione del patrimonio naturale e ambientale.

Transbalkanica non è un documentario patinato su un paese che non c’è o che è vero solo per l’obiettivo della telecamera: è un diario di viaggio reale dove si trovano sia nozioni essenziali per conoscere le bellezze del territorio visitato sia interviste con personalità e gente comune, rilevando incongruenze, curiosità e somiglianze con il Nordest.

Transbalkanica nasce come sviluppo operativo di un progetto di collaborazione internazionale finanziato dall’Unione Europea e coordinato dall’Ufficio Veneto in Europa della Regione Veneto.

Il programma andrà in onda ogni lunedì alle 21.30 a partire dal 6 luglio (e prossimamente sarà disponibile su YouTube, presso il canale di Telechiara): le prime 4 puntate sono dedicate alla Macedonia, le altre a Romania, Bosnia e Slovenia.

…. BUONA VISIONE!!!

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SpritzIn Reloaded – il video

Posted on ottobre 2, 2008. Filed under: Iniziative | Tag:, , , , , , |

SpritzIN – Secondo Meeting VenetoIN a Padova from Gilberto Dallan on Vimeo.

Alloooora…  onde evitare che la Rete  mi replichi a mia insaputa, vi appiccico sul mio post odierno il filmato relativo alla serata alcolica ma non troppo che abbiamo vissuto tutti assieme in occasione dello SprotzIn Reloaded, con tanto di interviste, commenti, tra il serio e il faceto dei protagonisti. Un grazie a Gilberto per aver realizzato il tutto, per aver passato al serata con la telecamerina sempre in REC e per averci fatto divertire! Il resto lo potete vedere da soli.

p.s.  ai miei detrattori vorrei specificare che se Gilbarto stesso non mi avesse chiarito, via e-mail, come embeddare la clip… sarei ancora qui a cliccare a “usma” tutti i pulsantini di wordpress!!!

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Giulia in Cantina – quello che volevate sapere…

Posted on settembre 16, 2008. Filed under: Iniziative, Letteratura | Tag:, , , , |

Io dovevo arrivare qui!!!

Io dovevo arrivare qui!!!

 

ARRIVARE _ L’appuntamento era per le 16, castello di Susegana. Peccato – anzi per fortuna – che c’era tanta ma talmente tanta di quella gente che ho dovuto parcheggiara a circa 1 km dal castello e poi, una volta arrivata ai piedi del castello, ho dovuto fare la scalata (ripidissima per le mie povere gambette corte e tornite)… vabbè che 2 kiletti in meno non fanno male… però…

Insomma arrivo in cima al castello che sono le 15.45. Completamente sudata, spettinata, stravaccata e sfinita. Sembrava una missione relativamente semplice raggiumgere la postazione web tv. E invece no! Primo, perchè dall’entrata del castello alla porta d’ingresso ho incontrato mezzo mondo (che evidentemente ha scelto il quarto d’ora topico tra le 15.45 e le 16 per salutarmi in quel del castello di Susegana); secondo, perchè cercare la web tv non era poi cosa così semplice… Comunque alla fine, ho raggiunto Davide Nonino. Mai visto in vita mia, eh! Quindi l’impresa non era così scontata.

Per fortuna che mi ha accolto una ragazza, Alessandra, che poi ho scoperto essere “l’angioletto di Davide”.  Ho firmato la liberatoria ( o yes, per andare in tv bisogna firmare una carta in cui promettete che non romperete mai le palle a chi vi riprende e mette in ona la vostra immagine) e sono andata a prendermi un caffè. E anche qui… l’idea era un po’ ottimistica. Il bar era nascosto, non solo alla vista, ma anche all’udito e all’olfatto: c’erano infatti dei musicisti zufolanti che non ho capito cosa suonavano, ma il problema è che per  ore hanno suonato sempre quello. Ammorbante.

Ma finalmente mi siedo di fianco a Davide: regalo di benvenuto, una gomitata. Così, “giusto per”… bah.. roba da ingegneri appunto… Entro la fine del pomeriggio mi ci sono abituata. La frequenza era: una battuta, una gomitata… mah…

Io e Davide . Davide è quello a sinistra, color blu.

Io e Davide . Davide è quello a sinistra, color blu.

 

LA DIRETTA – Beh, l’avete vista tutti: difficilissima sul piano tecnico, divertente sul piano umano. Io e Davide ci siamo – direi piuttosto curiosamente dal punto di vista antropologico – trovati in sintonia. Capita, per fortuna. Lui era emozionatissimo: si vedeva? A parte il fatto, poveretto, che con il suo piccolo laptop doveva gestire almeno 5 o 6 finestre in contemporanea, e in più, il programma per la gestione della diretta. Troppo, anche per un ingegnere. Una volta Davide ha staccato la spina di alimentazione con il piede, in un altro paio di occasioni invece è saltata la linea senza motivo, insomma… un piccolo disastro tecnico.

PICCOLI GOSSIP CRESCONO – Davide è un bell’ingegnere di 28 anni. Alto. Occhi verdi. Peccato che abbia quest’aria ordinata da… ingegnere (camicetta, maglioncino, pantaloncini..). Scrive un po’ ovunque e scrive di donne, a volte anche come fosse una donna, come sul suo libro (“La nostra occasione“). Sul suo cellulare  – lo so perchè me l’ha prestato, il mio si era scaricato – ha lo sfondino di “Stich (della Walt Disney) che legge un libro con le paperelle”… che carino!!!! Dolcissimo. Insomma mi son fatta l’idea che sia un ragazzo molto sensibile ed emotivo. E poi era lì con la su ragazza, che si facevano coraggio a vicenda.. insomma io ho letto un’estrema tenerezza in questa cosa che mi ha fatto stare tanto bene.

Uno dei momenti di tortura (si ringrazia Losefix per la generosa immagine)

Uno dei momenti di tortura (si ringrazia Losefix per la generosa immagine)

GLI AIUTINI DA CASA – Durante la diretta sono stata sostenuta da una schiera di gentilissimi followers (Simone Favaro – che se non lo cito si offende – mi ha consigliato di non chiamarli fan, chè si offendono) che hanno aiutato me e Davide ad inventarci 2 ore di trasmissione senza avere la più pallida idea di cosa dire… ma credo si sia capito abbastanza. Cioè.. io a onore del vero mi ero pure preparata, mi ero scritta due pagine di appunti, ma, siccome non sono molto arguta, li ho scritti con la tratto pen rossa, poi ci ho rovesciato per sbaglio dell’acqua sopra, e si è cancellato tutto.

LA LITIGATA FINALE – Quando abbiamo finito tutto, sono arrivate due donnone da davide e hanno cominciato a polemizzare su qualcosa che non ho capito. A me parevano delle pazze. Povero Davide. Dopo 13 ore di diretta, non se lo meritava proprio.

IL RITORNO – eh… ve lo devo proprio scrivere che poi mi è toccato ridiscendere le viuzze del castello, ripercorrere a ritroso (col buio) il km che mi separava dalla macchina, sopportare la vista di vari trattori che rimestavano fango nei fossi (avevo parcheggiato veraente in c….) e infine, dopo aver messo in moto la mia piccola Lupo, scoprire che il mio cellulare era completamente defunto?  E che non andava neanche il navigatore, eh, ve lo scrivo?

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“Giulia in Cantina” e On Air

Posted on settembre 13, 2008. Filed under: Arte | Tag:, , , , , |

Sono stata contattata in modo rocambolesco (molto “stile web 2.0”) da un ingegnere pazzo. Il suo nome è Davide Nonino e non c’entra niente con la grappa. Purtroppo. Ma diciamo che, nonostante questa mancata, necessaria, utilissima e apprezzatissima parentela, recupera in simpatia e creatività.

Comunque mi ha invitato a parlare del rapporto tra cultura e web 2.0 durante la Rassegna Libri in Cantina  a Susegana (Tv) dove, da quanto ho capito, cura la diretta (video)web. E così, dopo Libriamo 2008 a Vicenza, il mio piccolo Blog e la mia altrettanto piccola personcina si ritrovano ancora al centro di un dibattito nascente e promettente che vede tutti gli internettuali (si, avete letto bene, non sono dislessica… cioè, lo sono, ma in questo caso la parola è voluta) coinvolti in un nuovo modo di fare opinione, forse il modo emergente, forse il futuro.

Io io dovrei rimanerne fuori? Nossignore. Tutti a Susegana, allora. Il mio intervento è previso per domani 14 settembre ore 16 (minuto più, minuto meno). L’intera ospitata sarà visiile in diretta sul web sul sito della WebTv di Libri in cantina ma una delle cose più interessanti è che i telespettatori potrannoporci delle domande o intervenire direttamente dalla rete, con un apposito modulo che si trova sia sul sito della Rassegna che, credo, direttamente sullapagina della web tv.

Partecipate!!!!! (In premio c’è il solito caffè offerto a chi passa in redazione)

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ECO FESTIVAL 2008

Posted on giugno 19, 2008. Filed under: Arte | Tag:, , , |

Cari tutti, la mia intenzione era di prendermi 2 giorni di pausa sabbatica dopo il termine del palinsesto invernale. Poi i giorni sono diventati 3, poi 4, poi 5.

E adesso parto.

La destinazione è rigorosamente professional-culturale: vado infatti a rimpolpare la Giuria del 9° Festival Televisivo Internazionale sull’Ambiente organizzato da MTV (che non è “emtivì”, ma la Makedonska Televisjia, ovvero la tv nazionale di Macedonia). Si tratta di un festival europeo di documentari/film/cortometraggi a tema naturalistico-ambientale che da 9 anni la Tv di Stato macedone realizza ad Ohrid, splendido paesino balcanico (vedi foto) adagiato sul Lago omonimo conteso tra Macedonia, Albania e Grecia. 

Perchè io? Me lo sto ancora chiedendo. Spero sia per meriti professionali, visto che in Macedonia ho girato la prima serie di Transbalkanica. Forse un giorno approderà anche sul web, chi lo sa.

Tornando all’Eco Festival 2008, è curioso come uno dei festival televisivi più famosi dei Balcani, pur con tutti i suoi limiti, sia assolutamente sconosciuto in Italia. Eppure la RAI, per esempio, ci partecipa ogni anno. Quest’anno ho visto che ci partecipa anche la PANDA Film, che non so cosa sia ma mi informerò a dovere. Nel programma ho visto anche documentari Iraniani, Americani e Bulgari… mah… sono davvero curiosa.

Vi terrò aggiornata.

Per chi non potesse attebdere, ecco il link: http://www.mrt.com.mk/en//index.php?option=com_content&task=blogcategory&id=56&Itemid=89 

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Telepollastrelle

Posted on maggio 11, 2008. Filed under: Arte, Iniziative | Tag:, , , |

La redazione di Telegiornaliste con Maria Grazia Mattei

 

Stavo tenendomi sveglia a fatica durante la notte della maratona elettorale di Aprile quando ricevo una mail. Saremmo onorati di poterLa intervistare per dedicarLe uno dei prossimi numeri del ns magazine e creare la scheda a Lei dedicata. Firmato: www.telegiornaliste.com

Non ero mai stata intervistata. Nel senso: io sono sempre dall’altra parte. Che ovviamente, per me, è la parte migliore.

Allora ho scleto il ricatto. Ops.. il baratto. Un’intervista per un’altra intervista. E così… Telegiornaliste ha intervistato me e io ho intervistato Telegiornaliste. E così ho conosciuto telefonicamente Rocco Ventre, 42 anni, creatore, editore, webmaster del portale. Professione: metalmeccanico

 

Come nasce l’idea di un portale dedicato alle giornaliste in gonnella?

Mah… io già mi dilettavo nel realizzare siti internet. Avevo giò un sito sulle donne più amate dagli italiani e mi sono accorto che nella classifica,  in mezzo alle veline, attrici, ecc., cominciavano ad apparire le telegionaliste. Quindi ho pensato che poteva interessare creare un sito esclusivamente dedicato a queste professioniste. Poi, piano piano è diventato un interesse personale.

 

Quando nasce il portale?

Il portale “telegiornaliste” esiste dal 2002. Da principio era solo una raccolta di schede con tratti biografici e immagini delle giornaliste televisive più famose o popolari. Il sito era leggermente diverso nello stile e nelle proposte ma già aveva alcune delle caratteristiche che più lo stanno facendo apprezzare dai suoi più affezionati visitatori, ovvero il “Forum” e il famoso “Campionato delle Telegiornaliste”.

La testata giornalistica vera e propria è venuta dopo, nel 2005, grazie al successo del portale: 2 milioni di contatti all’anno, 150 mila al mese. L’idea di trasformarlo in testata è venuta da un’amica  giornalista che mi ha convinto di questa opportunità. Da un’iniziale scetticismo alla fine l’idea è diventata un progetto che ha permesso di allargare lo stesso concetto di portale.

 

Ora come è composto il portale?

Il portale ha 7 rubriche fisse: monitor (dedicata alle telegiornaliste, si tratta quasi sempre di un’intervista ad una telegionalista, alternando tra professioniste famose e non); cronache in rosa (una ribrica di attualità dove gli articoli sono scritti esclusivamente da donne, quindi portando al pubblico punti di vista femminili); format (rubrica dedicata al mondo televisivo in generale ); cult (rubrica di cultura, cinema, musica, ecc… un po’ la nostra terza pagiuna); donne (dedicata a figure femmminili sia del presente che del passato…); sportiva (rubrica dedicata alle figure femminili del mondo dello sport, giornaliste e non) e per finire – e per par condicio – telegiornalisti, la rubrica dedicata ai giornalisti maschi. Sapessi come sono contenti di essere di essere intervistati i maschi!!!!

 

Come è organizzato il lavoro nel vostro portale?

Allora. In totale siamo una ventina di persone, l’età media è sui 27 anni. Siamo circa in 15 per quanto riguarda la testata giornalistica, in più abbiamo altri 6 o 7 collaboratori per la gestione del forum (moderatori, ecc). Dal 2006  abbiamo una sede fisica e legale a Carpi, nel modenese ma non abbiamo una vera e propria redazione, cioè non c’è posto fisico in cui ci troviamo ogni giorno: la nostra è una redazione virtuale e diffusa su tutto il territorio nazionale e prende vita tramite confronti via mail o forum. Una o due volte all’anno organizziamo comunque degli incontri fissi. In questo momento tra i redattori, ne abbiamo parecchi di Napoli, Sicilia, Puglia, Piemonte, Veneto (2 donne), Emilia e Roma.

 

Tutte queste persone lavorano volontariamente o esiste uno stipendio per i giornalisti di telegiornaliste?

Beh… tra grafici, affitto dello spazio web e affitto della sede, spese ne abbiamo… Tra l’altro i nostri collaboratori sono effettivamente pagati. Magari poco, ma pagati. I soldi arrivano dalle entrate pubblicitarie che, visto il successo del sito per fortuna non mancano, ma coprono solo le spese vive, qualche stipendio e qualcosa in più.

 

Come scegliete le vostre “vittime”?

Dipende molto dalla persona che si occupa delle interviste. Sicuramente cerchiamo di dare spazio alle più famose. Però capisci che, dopo anni di attività quasi giornaliera, le telegiornaliste di RAI, Mediaset, La7 e Sky ormai sono già state scjedate e intervistate al completo. Ci piace quindi dare spazio anche alle telegiornaliste meno conosciute. Del resto abbiamo visto che difficilmente ci viene rifiutata un’intervista e che nonostante tutto il nostro interesse nei vostri confronti è sempre ricambiato con simpatia perché del resto il nostro portale è anche una vetrina.

Pensa che, proprio grazie a Telegiornaliste, un paio di professioniste hanno trovato un lavoro migliore e che in alcuni casi ci sono stati uffici di casting che si sono rivolti a noi per trovare un volto televisivo. Quindi i feedback ci sono, sia da una parte – la vostra , che dall’altra – quella dei lettori..

Tra l’altro abbiamo la continua conferma che il nostro portale, più che un luogo in cui si ritrovano i “fan”, è molto conosciuto nel settore giornalistico.

 

Progetti per il futuro? Nuove idee per il portale?

Abbiamo già programmato una riunione.

A breve, prometto, decideremo per dare un nuovo corso al portale…

 

 

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