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 Marita Cosma - www.titaka.org 

Foto: Marita Cosma – www.titaka.org

BURNING BURMA – NOTIZIE DALLA BIRMANIA

Referendum, la giunta birmana impone voto anticipato e pilotato
Asia News_30 Aprile 

Con la scusa che il 10 maggio si perderà un giorno di lavoro e la paga corrispettiva, i soldati costringono gli abitanti di villaggi a votare in anticipo e per il “sì”. Le autorità chiudono gli ingressi a giornalisti e diplomatici. I lavoratori giornalieri birmani che voteranno il 10 maggio al referendum costituzionale saranno privati della loro paga, a meno che non scelgano il voto anticipato e si esprimano per il “sì”. È l’ennesima minaccia dei militari in cerca di consensi tra gli elettori che per la maggior parte ritengono la nuova Costituzione solo uno strumento per legittimare il potere dei generali. Allo stesso tempo le autorità stanno chiudendo le frontiere ai visitatori stranieri nel tentativo di arginare la presenza di giornalisti o osservatori “scomodi” nei giorni intorno all’appuntamento alle urne.

 

Fonti di AsiaNews nella zona di Mandalay denunciano le pressioni dei soldati nei villaggi, che vanno di casa in casa dicendo alla gente: “Votate ora per il sì in pochi minuti, invece di perdere tempo e soldi il 10 maggio; quel giorno la trafila sarà lunga e non vi verrà retribuito il salario giornaliero”. Ci sono anche casi in cui si promettono razioni alimentari per tutto l’anno ai villaggi che appoggeranno la nuova Carta. Oltre che ai “no” degli elettori, la minaccia da scongiurare per il regime sono gli stranieri. Il quotidiano The Irrawaddy, riferisce di restrizioni sul rilascio dei visti d’ingresso. Secondo fonti “attendibili” citate dal giornale vicino alla dissidenza birmana, ieri due cittadini giapponesi sono stati fermati all’aeroporto di Yangon e costretti a rimpatriare, perché sospettati di essere giornalisti. Le ambasciate centellinano perfino i semplici visti turistici in questo periodo. Tutte le sedi diplomatiche birmane all’estero vagliano con scrupolo ogni richiesta, sottoponendo quelle di testate giornalistiche anche al controllo del ministero dell’Informazione. A settembre furono proprio testimonianze e reportage fuoriusciti al controllo dei regime a portare sotto i riflettori internazionali la violenta repressione delle proteste dei monaci buddisti.

 

Da allora, però, quei riflettori si sono quasi spenti, mentre il regime sanguinario di Than Shwe continua a contare su solide alleanze regionali. Come quella con la Thailandia, dove da ieri è in visita ufficiale il premier birmano Thein Sein. La sua controparte thailandese, Samak Sundaravej, non ha commentato il referendum, ma si è detto convinto che alle successive elezioni generali, promesse per il 2010, potranno partecipare tre partiti. 

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Referendum, serve un documento nuovo? vota “sì”
Asia News_2 maggio 

Nelle città per ottenere il rinnovo della patente o altri documenti bisogna votare in anticipo per il “sì”. Con finte “esercitazioni” per il referendum si estorcono “sì” agli elettori.  Mentre nei villaggi i militari continuano a far votare poveri a analfabeti a favore della nuova Costituzione dietro minacce e raggiri, in città la campagna della giunta per raccogliere consensi al referendum costituzionale prevede documenti in cambio del voto favorevole. Succede in questi giorni – riferiscono fonti di AsiaNews – che se vai negli uffici pubblici a chiedere il rinnovo della patente di guida o la registrazione della tua automobile, gli impiegati ti spiegano che devi votare subito per il sì altrimenti non ottieni il documento.

 

I trucchi, in alcuni casi, “sfiorano il ridicolo”, dicono alcuni abitanti di Yangon e Mandalay: i funzionari del governo vanno in giro dicendo che dobbiamo partecipare a delle “esercitazioni di referendum”. Così fanno votare la gente “per prova”, mettendo la croce sul “sì”, poi ritirano la scheda e dicono ai partecipanti che non hanno più bisogno di recarsi alle urne il 10 maggio. Per questa data la giunta ha indetto la consultazione popolare sulla nuova Costituzione, ritenuta da attivisti per i diritti umani e dall’opposizione democratica solo uno strumento dei generali per legittimare lo status quo. “Siamo meravigliati e spaventati – dicono le fonti di AsiaNews, anonime per motivi di sicurezza – da come la giunta è determinata a tutti i costi ad imporci una Costituzione che nessuno approva, neppure tra gli impiegati pubblici o tra i ranghi militari”.Intanto ieri il presidente degli Stati Uniti George W. Bush ha annunciato nuove sanzioni contro le società controllate dal governo birmano che, con i loro guadagni, sostengono il regime militare. Nel mirino di Washington sono finite “le società che operano nel settore delle pietre preziose e del legname, che sfruttano il lavoro della popolazione per arricchire solo i generali”, ha spiegato il presidente americano. 

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CICLONE NARGIS IN BIRMANIA, OLTRE 240 MORTI
Ansa_5 maggio 2008

Duecentoquarantatre persone sono morte durante il passaggio del ciclone Nargis che ha investito la Birmania. Lo ha detto la BBC citando fonti ufficiali birmane. Un responsabile del ministero dell’informazione ha detto che, “secondo le notizie attualmente disponibili 19 persone sono morte nella zona della capitale Rangoon e 222 nella regione del delta dell’Irrawaddy”, il lungo fiume che attraversa la Birmania da Nord a Sud. Le zone meridionali del Paese sono state investite dal ciclone nel week end e secondo alcune informazioni il 70 per cento delle case di due città del delta è crollato. 

Il passaggio del ciclone Nargis nel sud della Birmania ha lasciato dietro di sé una scia di distruzione e un numero imprecisato di vittime, con i responsabili del governo militare che hanno dichiarato lo stato di calamità in numerose regioni del paese. Il ciclone, proveniente dal Golfo del Bengala e classificato nella categoria tre, ha colpito con particolare violenza la regione del delta del fiume Irrawaddy, dove in alcune località sono stati abbattuti o danneggiati fino al 70% degli edifici. L’elettricità e le comunicazioni sono interrotte dalla notte fra venerdi è sabato, e cinque regioni – Rangoon, Ayeyarwady, Bago, Mon e Karen – sono state dichiarate zone disastrate.  Rangoon, la maggiore città ed ex capitale della Birmania (ora Myanmar), è senza acqua e senza energia elettrica, con le strade invase da detriti e macerie a causa degli innumerevoli alberi caduti e delle case crollate. 

“Noi sappiamo che vi sono state delle vittime” e “siamo ancora impegnati nella raccolta di informazioni”, ha detto all’agenzia Afp un responsabile del ministero dell’informazione, che non ha tuttavia fornito precisazioni sul numero dei morti, indicato in quattro dai media ufficiali. La tempesta ha spazzato il sud della Birmania con venti violentissimi che hanno soffiato a una velocità fra i 190 e i 240 km orari. L’aeroporto internazionale di Rangoon è rimasto chiuso anche oggi per il secondo giorno consecutivo. “Non ho mai visto nulla di simile”, ha detto alla Reuters un ex responsabile governativo che ha paragonato il ciclone Nargis al devastante uragano Katrina abbattutosi negli anni scorsi sugli Stati Uniti. I responsabili della rete elettrica hanno detto che è impossibile al momento prevedere quando l’erogazione dell’energia elettrica sarà ripristinata. Esperti dell’Onu hanno detto dal canto loro che ci vorranno giorni prima di avere un quadro completo e preciso dei danni complessivi provocati dal ciclone Nargis, abbattutosi sul paese una settimana prima del referendum organizzato dal regime militare birmano su una nuova costituzione. E a tutt’oggi non è ancora possibile dire in quale misura la consultazione popolare potrà essere condizionata .

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http://www.euro-burma.eu/

 

 

 

 

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