Della materia dei Blog #1

Posted on agosto 22, 2008. Filed under: Arte | Tag:, , |

Io non sono perfetta. Non che avessi l’illusione di esserlo ma la mia imperfezione principale sta in una serie di piccole ossessioni che mi complicano la vita. Una di queste è Lui. Un fantasma, niente di più. Un ectoplasma feroce ma incolpevole, che neanche sa di esistere, che neanche sa il mio nome. E se lo sapeva se lo è dimenticato. 

E’ stato meglio lasciarci che non esserci mai incontrati. 

Ma è una magra, magrissima consolazione.

Che stupidi che siamo… Quante parole non dette. Quanti sguardi non ricambiati. Tante volte la vita ci passa accanto e noi non ce ne accorgiamo nemmeno. E io continuo a vivere forme di amore tossiche, sentimenti disarmanti mi condannano in certi momenti ad un’affezione morbosa nei confronti dell’altro, la cui vicinanza, la cui lontanza, la cui presenza, la cui assenza sono capaci di indurre paradisiaci o infernali stati d’animo. L’altro, Lui, quel Lui che non c’è mai, il fantasma, diventa una condizione di vita, ragione inesorabile di esistenza, nutrimento emozionale senza il quale è impossibile andare avanti. La crisi di astinenza è sempre dietro l’angolo, normalmente viene pure di notte, quando l’oscurità allarga lo stato di coscienza e aumenta in modo incontrollato le variabili di sofferenza e distruzione di sè.
Oggi (anzi, non proprio oggi, altrimenti non riuscirei a scrivere) sento di non poter più resistere. Avverto la stanchezza di chi sta percorrendo una salita, quando sa di aver avuto a disposizione altre strade. Ed è in questi momenti che, al di fuoi di ogni ipocrisia e coraggio, capisci che in certi casi, quando c’è di mezzo il cuore, non c’è vittoria migliore che quella di alzarsi, scrollare le spalle e prendere un’altra strada. A costo di percorrerne un bel pezzo da soli. Che stare soli, a volte, ci può fare molta più compagnia.

Ora non so se esistono strumenti per cancellare sensazioni, pezzi di vita, zone scomode di sè stessi, ma a volte vorrei proprio farlo. Io che odio il concetto stesso di “serenità”, in certi momenti vorrei che questo mare cho ho dentro si prosciugasse, finisse. Presenze, fantasmi appunto. Che con la luce del sole non si dissolvono.

Speriamo che alla fine di tutto Lui sia stato uno strumento del destino, che mi ha permesso di scoprire le zone grigie di me stessa.

Però, però, però… il mare non sarebbe nulla se non ci fosse qualcuno a provocarne le onde.
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