C’era una volta Venezia, la pioggia e…

Posted on settembre 23, 2008. Filed under: Arte, Mostre | Tag:, , , , , , , , |

 … e una storia da raccontare.

Squilla il telefono sabato mattina. Non faccio in tempo a rispondere: guardo il display, è un numero strano. Non è italiano ma ha un che di familiare. Lo richiamo o no? Alla fine mando un sms “Gena, it’s you?”. Perchè l’unica possibilità è che sia Gena, la responsabile del Dipartimento Coproduzioni Internazionali di MRTV, la tv nazionale Macedone con cui collaboro. Il telefono squilla ancora. Ecco di nuovo il numero strano. Non è Gena, però, è Lydia. Occhi azzurri, inglese terribile, vestiti bucherellati dalle tarme. Me la ricordo bene: è una delle giornaliste culturali della Rete Macedone. Mi aveva promesso che se fosse venuta in Italia mi avrebbe chiamato ma per farlo ha scelto una delle mattine meteorologicamente più infernali degli ultimi 6 mesi.

Così, mentre l’Uragano Kathrina, tentava di distruggere la mia povera Lupo, sono riuscita a raggiungere Piazzale Roma. L’appuntamento – per un caffè – era al Collegio degli Armeni, dove si sarebbe inaugurato il padiglione macedone di architettura all’interno della Biennale. Mi sono trascinata dietro anche un ombrello per raggiungerlo ma, si sa, a Venezia il problema non è tanto l’acqua che cade dall’alto, ma quella che sale dal basso!

Praticamente solo a metà strada avevo già fatto fuori il paio di (furbissime) espadrillas che avevo scelto per l’ottima giornata e i miei pantaloni di (spero) vero cotone made in China si erano sciolti fino al ginocchio, quando ho intravisto un bel sotoportego dove rifugiarmi dalla furia degli eventi.  

Lì, in mezzo alle pantegane e al sudiciume, c’erano altri due ragazzi che cercavano un modo per salvarsi dall’umidità. Uno alto, uno basso. Uno visibilmente straniero, l’altro visibilmente italiano. Tra di loro parlavano inglese. Non c’era altro da fare che attaccare bottone. Così scopro che l’italiano è un architetto bolognese che accompagnava l’amico architetto straniero a salutare il fratello che esponeva al Collegio degli Armeni. Che coincidenza, ho pensato. Tutti diretti là.

Passano 10 lunghissimi minuti di chiacchiere e pioggia. Poi decidiamo tutti e 3 di affrontare il muro d’acqua, unendo gli ombrelli, per raggiungere la Biennale. Come in un unico abbraccio, come The Dreamers, come in un piccolo sogno affogato dalla pioggia torrenziale. Arriviamo al Collegio fradici e stupiti di questa piccola avventura bagnata, durata lo spazio di qualche metro, intensa oltre le parole.

All’interno del Palazzo l’acqua alta aveva già inghiottito la metà delle paia di scarpe griffate di consoli, ministri e ambasciatrici. Ci separiamo: loro cercano il fratello dell’architetto straniero, io cerco Lydia.

Ci ritroviamo tutti in una sala: Lydia stava intervistano dil fratello dell’architetto straniero. Evidentemente, quel giorno, il nostro incontro, era proprio destino.

Un saluto quindi ai miei nuovi amici: Jovan, Giovanni, Enka.

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