La nicchia del Celestini

Posted on giugno 4, 2008. Filed under: Arte | Tag:, , |

Ascanio, figura sublime nel vuoto pneumatico che ci circonda. E’ la versione in scala romana di Marco Paolini, con un supplemento di proletarietà in più, anche se è una qualificazione che non esiste.

Ha tutto quello che, secondo me dovrebbe avere un artista: è impegnato (mentre tanti suoi colleghi o lo sono per finta o ritengono di essere superiori al loro ruolo pubblico), è sempre disponibile, è modesto e disposto a mettersi in gioco continuamente.

Io trovo affascinante, a proposito, che sia anni che porti in giro questo spettacolo sulla lotta di classe (approdato per fortuna anche a Nordest con molto successo) cambiandolo continuamente a seconda delle esperienzi personali e professionali che attraversa. Non è facile rimettersi in discussione continuamente, riscoprirsi, reinventarsi. Non so quanti lo facciano nella vita, figuriamoci nel lavoro. Il lato negativo è che di gente come lui.. bè c’è solo lui. E oggettivamente non può bastare.

Per quanto riguarda lo spettacolo, andate a vederlo se avete voglia di confonderv e di farvi domande. Se volete risposte state a casa a vedervi “il Commissario Rocca”.

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2 Risposte to “La nicchia del Celestini”

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che tu abbia ragione o meno, Celestini è l’unico relitto(povero)di un mondo che da sempre ha masticato e sputato in faccia ai suoi migliori uomini di teatro,i quali,amorevolmente, ricambiano.L’ho trovato un affabulatore nevrotico,come forse la nevrosi di molta gente di questi tempi,ma non è della schiatta dei Gaber, che ricordo pendere a morsi sanguinolenti quelle stesse mani che lo avevano nutrito.Troppo buono,troppo pulito,troppo poetino, troppo corretto..molto sociale.L’accoppiamento con la Dandini ci sta.E’ il PD del teatro.Ma non abbiamo altro…e forse in questo hai ragione.Parla dei precari e dei sindacati,spero parli anche della miridade di attori che non arrivano ai 35 euro lordi a serata,dei soldi buttati dalla finestra per un cinema in cui è il flop a pagare i registi,in uno stato che non riconosce l’aiuto ad uno dei suoi migliori attori finito in coma.Invece è dei precari che bisona parlare, come ormai si parla degli zingari o dei cinesi o dei disabili come fossero una razza..la razza dei precari,un popolo…pagante

Che sia sempre stato “very chic” essere dalla parte degli oppressi, è un fenomeno evidente. C’è chi lo fa bene, chi lo fa male o chi,in quest’arte, è più sottile. Ad ogni modo decidere a priori che è un gran “paraculo” chi ancora ha il coraggio di portare il problema dei giovani nei teatri (bada bene, un tema non così scontato perchè vecchio di secoli) mi pare quanto meno esagerato.
Quello che tu in Celestini liquidi come il “politically correct”, o il buonismo che dir si voglia, io voglio chiamarla “modestia”.
Non mi pare infatti che questo povero ascanio se la sia mai tirata o si sia mai posto al di sopra di tanti altri attori che prendono 30 euro a serata. Lui arriva a teatro, se ci sono i giornalisti parla volentieri con loro, se c’è il pubblico che vuole stringergli la mano gliela stringe, poi fa il suo spettacolo, dice quel che si sente, e se ne va. Niente di più, niente di meno. A me questa pare onestà intellettuale.
Forse non avrà l’estro di Gaber, non avrà il genio di Fo, non avrà il coraggio di Luttazzi, nè la personalità dei Guzzanti, ma almeno è lì, su quel palco, col suo linguaggio personale, a provarci e riprovarci e anche a cambiare, se può, prima questo mondo in cui viviano, e poi – questo è importante – la sua arte, se gli viene richiesto.


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